Mr.Eat si tirò in piedi, starnutendo.
«Mi scappa da ridere» disse.
«Scansiamoci» replicò l'altro.
Una sequenza di gesti (una stretta alla mano, poi al
polso, quindi di nuovo alla mano) sancì il riconoscimento tra i
due.
«Sono felice di conoscerti di persona,
Mr.Eat!» disse il ragazzo.
«Anch'io, Alessandro! So che state facendo - Etciù!
-
un buon lavoro da queste parti!»
rispose Mr.Eat.
I due parlavano sottovoce, perché Ivan era poco distante e i
suoni echeggiavano contro le pareti dell'ampia stalla.
«Ci proviamo» annuì il ragazzo.
«Ma non riusciamo a capire chi sia questo Fat God e che
cosa voglia di preciso.
Ecco perché ti ho chiesto di venire fin
qua!»
«La minaccia è
seria» disse Mr.Eat.
«Fat God ha già provato a far danni altrove e
l'Agenzia è riuscita a mettergli i bastoni tre le ruote -
Etciù! - Purtoppo non si
arrende!»
«Ma
qual è il suo scopo?»
«Stiamo cercando di scoprirlo -
Etciù! - Da quello che sappiamo, sta
promuovendo il consumo di cibo di scarso potere nutritivo. Inoltre
cerca di spingere verso comportamenti sbagliati, come saltare i
pasti, in particolare la colazione.»
«Sì, queste cose fanno molta presa. Ho diversi compagni
che vengono a scuola senza aver fatto colazione, e poi magari
mangiano merendine e dolci durante la mattinata.»
«Fat God è un farabutto, non si fa
scrupoli» sbottò Mr.Eat, stringendo i pugni.